Adesso è davvero ufficiale: Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio, campioni del mondo e d'Europa 2001 e medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Salt Lake City 2002, dopo un'interruzione dell'attività agonistica durata tre anni, tornano alle gare in vista delle ormai prossime Olimpiadi di Torino, con l'obiettivo dichiarato di conquistare una vittoria che per lo sport italiano sarebbe davvero storica. Dopo che voci di un loro imminente rientro agonistico si erano rincorse un po' ovunque nel mondo del pattinaggio, lo scorso 21 settembre, in un'affollata conferenza stampa in quel di Torino, i due atleti hanno precisato le loro intenzioni.
I due pattinatori milanesi si avvarranno oltre che del supporto tecnico dei loro allenatori del passato, ovvero Paola Mezzadri e Roberto Pelizzola, anche di quello di Natalya Linichuk e Gennadiy Karponosov, campioni olimpici a Lake Placid 1980, due volte campioni del Mondo e negli ultimi anni allenatori di coppie eccezionali quali Grishuk-Platov, Krylova-Ovsyannikov e Lobachova-Averbukh. Barbara e Maurizio si allenano intensamente dal mese di marzo e dopo ore ed ore di lavoro durante i mesi estivi hanno ritrovato pienamente la loro forma fisica e cosa importante hanno preparato due programmi di gara magnifici che certamente non mancheranno di impressionare favorevolmente i giudici che li esamineranno.
Abbiamo incontrato Barbara e Maurizio giusto durante una pausa dei loro allenamenti proprio per sapere qualcosa di più di questo loro tanto atteso ritorno sulle scene del pattinaggio internazionale.


Innanzi tutto, quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a decidere per un clamoroso ritorno alle gare?
M.:
il sogno nasce perché abbiamo sempre creduto e continuiamo a credere nello sport e in particolare nello sport del pattinaggio, che è la nostra vita e che è il nostro amore; abbiamo sempre cercato di dare il massimo del nostro cuore e della nostra sportività e proprio per questo che penso che il pattinaggio non ci abbia stancato ed è questo il motivo per cui in realtà non ci siamo mai rassegnati al dire non facciamo più le gare, non faremo più le gare: è stato semplicemente coprire della brace con la cenere; però, sotto, la brace ha continuato a scintillare. Inoltre la grande motivazione dell'Olimpiade italiana è stata fondamentale: subito dopo Salt Lake City, siamo stati scelti come testimonial del Comitato Organizzatore (n.d.r. insieme agli sciatori Stefania Belmondo e Alberto Tomba); questo ha rappresentato per noi una svolta importante perché ci ha tenuto legatissimi al mondo del pattinaggio e al mondo delle Olimpiadi; dovendo lavorare per le Olimpiadi non ci siamo mai staccati dalle Olimpiadi e questo è stato molto importante perché piano piano, giorno dopo giorno, ci ha ridato la fiducia di dire: ci possiamo essere, qui in Italia, in casa nostra, al di là del bene del bene e del male, al di là di tutto quello che è stato il passato e che può anche essere il presente. Ci possiamo essere: questa è la grande motivazione.
B. :
per tre anni non ho voluto sapere di gare, nonostante le molte insistenze di tutto l'ambiente, tanto che quando ho deciso di riprovare e l'ho comunicato a Maurizio, lui mi ha chiesto se stessi scherzando. Dopo le Olimpiadi e quello che lì è successo pensavo di essermi lasciata tutto alle spalle, di aver già dato tutto al pattinaggio. Diversamente, a Torino, in occasione dei Campionati Europei, ho cominciato a faticare a vedermi al di fuori delle gare. Il livello della gara è stato buono ma non eccelso, come se mancasse qualcosa. Lentamente ho capito che in realtà mancavo io: avrei voluto essere lì per dimostrare che potevo far di meglio, segno dunque che la mia competitività non era scomparsa ma solo assopita. Da lì la prima tentazione di rimettermi in gioco. In realtà già prima degli Europei avevo pattinato in esibizione al Palavela e l'emozione che ho provato aveva probabilmente innestato in me il desiderio di riprovarla amplificata alle Olimpiadi. Inoltre, devo confessare di aver provato, sia chiaro in senso positivo, un po' di gelosia per Federica e Massimo (N.d.R. Faiella-Scali), che sono stati splendidamente sostenuti, acclamati, dal pubblico per le loro bellissime prove: Maurizio ed io abbiamo vinto molto, ma sempre lontano da casa, in ambienti talvolta apertamente ostili, senza che le nostre imprese fossero trasmesse sui canali nazionali. Ecco la voglia di provare tutto questo, in un'occasione irripetibile come quella di un'Olimpiade casalinga ha fatto il resto.
Una presenza tanto sognata ma che in ogni modo si accompagna a grandi ambizioni, in altre parole, all'idea della medaglia d'oro…
M.:
io penso che quando un campione del pattinaggio si mette in gioco non lo fa tanto per fare, ma lo fa perché vuole tornare ad essere il campione di prima, né più meno né meno, credo, che in tanti altri sport: per esempio Yuri Chechi (N.d.R. grande e famoso ginnasta italiano, medaglia d'oro nella specialità degli anelli a Sydney 2000, tornato alle gare dopo un ritiro di quattro anni per vincere il bronzo ad Atene 2004) è tornato, ma è tornato per vincere non per essere un comprimario: coloro che tornano sono dei campioni e lo dimostrano sul campo.
B.:
voglio la medaglia d'oro. Siamo andati via da Salt Lake City con una medaglia di bronzo meritatissima, in una gara dove nella prima parte meritavamo di più e dove nella seconda parte, ormai sfiduciati, abbiamo sbagliato, commettendo due errori impensabili alla vigilia. Abbiamo quindi finito una carriera non come avremmo voluto, poiché abbiamo sbagliato solo nell'occasione più importante. Dunque torniamo e devo dire che ci sentiamo così competitivi, così forti, che l'obiettivo non può essere che il successo.
In questo desiderio di vittoria olimpica ha dunque influito su di voi una certo non velata delusione per l'esito dei giochi di Salt Lake City, e dunque una voglia di rivalsa, o viceversa le Olimpiadi americane sono completamente alle spalle?

M.:
in verità il ricordo di Salt Lake City non è un peso e nemmeno per Barbara credo lo sia. Il nostro ritorno non è per voglia di rivincita, non è questa la motivazione. Quello di Torino è un nuovo progetto che ci ha assorbito totalmente dalla fine di marzo e non ha a che vedere con i progetti precedenti, che dunque non ci hanno condizionato.
B. :
non può essere una rivincita perché le coppie che furono nostre rivali ai Giochi non saranno in gara a Torino: certo, da atleta mi piacerebbe riaffrontarle ora e vedere il risultato, ma ovviamente è impossibile. Ripeto le Olimpiadi di Salt Lake City ci hanno comunque portato una bellissima medaglia, importantissima per l'Italia, che mai prima aveva colto un risultato di questo genere: quindi non ci sono rivincite se non con me stessa perché so che posso ottenere di più di quanto ho precedentemente fatto.
Qualcuno sostiene che il vostro ritorno, come quello di altri, rischia di sottrarre spazio a pattinatori che da tempo hanno atteso il loro momento di gloria e che adesso rischiano di non trovarlo: cosa ne pensate?
M.:
semplicemente pensiamo che sia la legge dello sport: se saremo i migliori saremo premiati; i risultati parleranno e diranno se ne è valsa la pena. Io del resto ho solo trent'anni ed un pattinatore a quest'età non è certamente finito: mi sento nel pieno della maturità e probabilmente mi troverò in gara con pattinatori più anziani di me. Se quelli più giovani saranno migliori di me, nessun problema, ci batteranno: meglio per loro, ma sono sicuro che questo non accadrà.
B. :
in fondo questa sarà la nostra terza olimpiade, come anche per Tatyana Navka o per Grushina-Goncharov: addirittura, sempre che si qualifichino, la coppia lituana sarà alla quinta. Dunque perché si dice che dovremmo portare via spazio a qualcuno? Se pattineremo male verremo penalizzati e sarà gloria per gli altri, se pattineremo bene, meriteremo la vittoria, semplicemente.
Qualcuno, i vostri detrattori, sostengono che la vostra reputazione potrebbe influenzare le giurie a vostro vantaggio: cosa ne pensi?
M.:
non credo. In realtà dovremo dimostrare di essere meglio di quello che eravamo: non potremo scendere sul ghiaccio usando il nostro passato: non è così che funziona nel pattinaggio. Dobbiamo metterci in gioco, essere al meglio. Abbiamo un grande passato, ma dobbiamo dimostrare di avere un ottimo futuro. Questa sarà la cosa più importante. Se non dimostreremo questo non ci sarà spazio per noi. Tuttavia noi ci sentiamo più che mai pronti e competitivi.
B. : anch'io non credo, ma se fosse, meglio così, perché la nostra reputazione ce la siamo conquistata lavorando duramente, in anni di lunga carriera, conquistandoci una credibilità senza che nessuno ci regalasse niente. Per esempio, per Navka-Kostomarov, o comunque, per i russi è più facile, poiché hanno dalla loro una tradizione eccezionale; appartengono ad una scuola così forte che fa sì che siano particolarmente valutati anche quando non lo meritano pienamente. Inoltre la nostra federazione è molto più debole oltre che di quella russa, di quelle nordamericane, di quella francese o tedesca o giapponese: si sono mai disputate gare di Grand Prix in Italia? Quante volte in Italia si sono disputati i campionati europei o mondiali prima di quest'anno? Pochissime volte. Dunque il problema non è la nostra reputazione ma che le gare siano leali, agonisticamente combattute, e che soprattutto premino il più forte.
Quale è la vostra opinione circa i nuovi regolamenti che l'ISU ha stabilito dopo i tristi eventi di Salt Lake City?
M.:
in effetti i nuovi regolamenti sono l'unica cosa che io collegherei a Salt Lake City, nel senso che tutto quello che è successo laggiù ha scatenato questo repentino cambiamento nei regolamenti. È chiaro che per rendere più oggettiva la danza si deve sacrificare l'originalità e la fantasia dei pattinatori; quindi da un lato era giusto cambiare perché non si poteva andare avanti in quel modo, dall'altro credo che il pattinaggio di adesso abbia meno libertà e fantasia di quello di prima. La cosa che riscontro da spettatore che ha osservato la danza in questi ultimi anni o se volete da pattinatore che in ogni caso ha continuato a pattinare ogni giorno, è che al giorno d'oggi è più difficile rendere sul ghiaccio la vera danza, questo perché i regolamenti, questa tecnica esasperata che oggi è richiesta, limitano quelli che sono i passi della danza, che a volte non sono per forza esasperatamente tecnici ma danno l'idea del ballo; ecco è diventato difficile rendere lo spirito proprio dei vari tipi di danza, perché se uno fa un ballo con dei passi non tecnici non prenderà mai punti.
B. : è difficile ma non impossibile: è questo che vogliamo dimostrare, è questa la sfida che vogliamo vincere. Negli ultimi anni, per esempio, le danze originali sono spesso state criticate perché poco conformi alla tradizione dei ritmi di volta in volta prescelti e la giustificazione generale è stata che ciò è colpa dei regolamenti. Credo che il nostro latinoamericano di quest'anno dimostrerà il contrario, che si può fare danza anche con i nuovi regolamenti: è questo che vogliono i giudici o i tecnici specialisti. Nei nostri programmi abbiamo cercato di mettere emozione, cosa che ultimamente in pochi fanno: a Torino ho visto tanti bravi esecutori dal punto di vista tecnico, ma pochi capaci di emozionare. Ecco noi vogliamo fare questo. Io credo molto in questi nuovi regolamenti, poiché sono molto oggettivi: chi sbaglia paga, che pattina bene merita, chi interpreta emoziona.
Quest'anno avete deciso di allenarvi anche con Natalya Linichuk e Gennadiy Karponosov: come mai avete fatto questa scelta?
B. :
con Natalya e Gennadiy siamo sempre stati in ottimi rapporti, sin dagli inizi della nostra partnership, allorché andavamo in estate a fare stages da loro. Nel 1997 poi avevamo lavorato con loro in vista dei Mondiali di Losanna e ricordo che già allora ci sarebbe piaciuto continuare, ma all'epoca era impossibile perché Natalya e Gennadiy allenavano due coppie nostre rivali, Krylova-Ovsyannikov e Lobachova-Averbukh. Chiarito questo devo dire che già dopo le Olimpiadi del 2002 Natalya ci aveva contattato invitandoci a continuare, ma eravamo troppo stanchi per ascoltarla. Successivamente Natalya non si è data per vinta e per anni ci ha telefonato, ci ha parlato, dicendoci che smettere era un errore, che al momento non c'erano coppie carismatiche come la nostra e che la prospettiva di un'Olimpiade casalinga andava colta. Per molto tempo non ho voluto darle retta, ma quando ho deciso di tornare l'ho contattata e lei ha accettato con entusiasmo. Sia chiaro, con Roberto Pelizzola e Paola Mezzadri lavoriamo molto bene, ma avere accanto Natalya e Gennadiy ci dà un'ulteriore sicurezza, un'ulteriore visione tecnica, e tra l'altro ci dà, per esempio, la possibilità di confrontarci costantemente con Albena e Maksim, che sono persone splendide oltre che pattinatori eccellenti: anche Albena e Maksim, pattinando accanto a noi, hanno avuto una possibilità di confronto nuova e devo dire che li trovo molto migliorati.
A proposito dei vostri nuovi programmi, avete avuto problemi con la danza originale di quest'anno?
M.:
assolutamente no. La danza originale in generale ci è sempre stata molto congeniale perché Barbara ed io amiamo molto ballare e di solito in qualsiasi tipo di ballo ci cimentiamo abbiamo ottimi risultati. Il latinoamericano di quest'anno ci ha dato una carica speciale proprio perché ci sentiamo molto latini e forse in questo dobbiamo ringraziare papà e mamma perché siamo italiani.
B. :
sono entusiasta del fatto che l'ISU abbia scelto questi ritmi sudamericani per quest'anno poiché mi si addicono completamente. Io adoro ballare queste musiche e il programma che abbiamo preparato è bellissimo: non vedo l'ora di pattinarlo davanti al pubblico tanto sono fiera di quanto abbiamo fatto in questi mesi di duro lavoro.
E per quanto riguarda la danza libera che avete preparato, quali sono le vostre impressioni su questo programma che come ovvio è top-secret?
M.:
il concetto da cui siamo partiti questa volta è stato molto diverso da tutti i concetti e le idee precedenti; per cui l'idea di partenza è stata essere originali con noi stessi e da lì una ricerca di qualcosa di totalmente nuovo innanzi tutto per noi. Quindi quello che posso dire è che saremo nel nostro stile un qualcosa di totalmente differente da quello che eravamo prima: questo è quello su cui stiamo lavorando.
B. :
innanzi tutto è una musica che non ha mai pattinato nessuno e in un'epoca di conformismo penso sia importante. È incredibilmente bella: potrebbe diventare il libero simbolo della nostra carriera, meglio ancora del Dracula del '99, del Lord of the Dance del '00 o del Giulietta e Romeo con cui abbiamo vinto tutto nel 2001. Tutti cercano qualcosa di originale, ma come detto spesso non riescono: abbiamo provato a realizzare una coreografia affascinante, piena di energia e di passione e non solo di posizioni o esecuzioni di livelli. Credo molto in questa musica e sento che sarà apprezzata, non solo dal pubblico italiano, ma da tutti.
Parlando ora di impegni agonistici, il vostro rientro passerà attraverso quali tappe?
M.:
su questo argomento abbiamo ancora qualche punto da definire con Natalya, Paola e Roberto, ovvero i nostri allenatori, e anche con la nostra federazione. Diciamo che le gare possibili saranno i campionati italiani, i campionati europei e ovviamente le Olimpiadi, ed eventualmente una gara nazionale italiana precedentemente ai campionati italiani. Però, quello che faremo per certo lo stabiliremo a breve.
A proposito di federazione, quali aiuti state ricevendo dalla Federazione Italiana e dal Comitato Olimpico Italiano?
M.:
aiuti fondamentali: direi che le prime persone che dobbiamo ringraziare per il nostro rientro sono i massimi rappresentanti del nostro Comitato Olimpico, in particolare il Presidente Petrucci e il segretario generale Pagnozzi, che da subito hanno accolto entusiasticamente la nostra idea il nostro progetto. Ci hanno abbracciato come figli e ci hanno subito appoggiato alla grande. La nostra federazione di riflesso si è trovata chiaramente un extra rispetto a quelli che erano i programmi, perché comunque io e Barbara siamo un qualcosa di speciale anche per loro e dopo un inizio di sorpresa, direi così, adesso sono dietro di noi al cento per cento; per cui sia la federazione che il Comitato Olimpico ci supportano in tutto per tutto, e per noi questo è importantissimo.
B. :
siamo felicissimi dell'appoggio ricevuto dal Comitato Olimpico e molto contenti del sostegno della Federazione. Noi stessi abbiamo voluto che fosse la Commissione Tecnica della Federazione ad esaminarci e a valutare le nostre prospettive di rientro. Devo dire che non appena ci hanno visto sul ghiaccio hanno immediatamente concluso che il progetto era più che plausibile e dunque tutto è stato di conseguenza.
La pressione su di voi in sede olimpica sarà grandissima: immaginate già come poterla gestire o sarà un vivere giorno per giorno le sensazioni esaltanti di questa avventura olimpica?
M.:
che dire, penso che il momento della gara sarà di grande pressione, come è sempre stato in tutte le gare che abbiamo fatto; la tensione del momento sarà enorme. Però importante sarà convogliarla in energia da far esplodere sul ghiaccio. Questa è la cosa più importante. Per il resto sappiamo di poter dare tantissimo al pubblico e di poter ricevere tantissimo dal pubblico. Credo che questo sia un legame intenso e forte. La pressione va gestita: importante è lavorare serenamente prima. Non ci si può inventare niente negli ultimi giorni.
B. :
immagino anch'io che probabilmente, nel momento della gara, la tensione sarà altissima, ma al momento sono tranquillissima, diversamente da quanto accadde nell'annata 2001/2002, quella olimpica cioè, che abbiamo vissuto con grande nervosismo anche perché l'affrontavamo da campioni del mondo e d'Europa, dunque con delle grandissime responsabilità: la pressione era sempre su di noi, anche negli allenamenti che svolgevamo a Milano. Tutti si aspettavano da noi il massimo e noi avevamo paura di deludere. Paradossalmente adesso non è così, perché in molti credono che la nostra sosta di tre anni sia stata troppo lunga e che dunque certi risultati non arriveranno. Noi sappiamo bene che non è così, perché ci sentiamo più forti che mai, ma questo scetticismo ci fa comodo così che la pressione finisce per gravare sugli avversari.
A proposito degli avversari ritenete che per la corsa all'oro i rivali saranno Navka-Kostomarov o pensate che vi possano essere inserimenti anche da parte di altre coppie?
M.:
io non penso che ci sia in tal senso spazio per molte coppie. Penso che Navka-Kostomarov siano i campioni mondiali uscenti e come logico siano i nostri diretti avversari. Penso anche però che in questi ultimi anni non abbiano avuto grandi ostacoli da superare. Sono diventati campioni quando noi ed altri abbiamo lasciato, senza cioè batterli in un confronto diretto. Noi ci sentiamo molto forti e chiaramente il primo obiettivo è quello di combattere senza nessun problema, senza nessuna paura, contro di loro. Abbiamo per loro grande rispetto, così come per gli altri, ma ripeto nessuna paura. D'altronde penso anche che le prestazioni degli ultimi mesi di Navka-Kostomarov non siano state così spiccatamente superiori a quelle delle altre coppie che c'erano in pista; quindi non li vedo così avanti agli altri e tanto meno dunque di noi. Io non posso sapere quale sia la loro preparazione, quali siano i loro programmi: so solo che la nostra è stata ottima, stiamo entrando in forma. I risultati dei test fisici ed atletici ci dicono che siamo addirittura migliorati rispetto a quattro anni fa. Quindi penso che il riposo di questi tre anni, che la mente certamente più libera, ci abbiano dato una grande forza sia mentale che fisica e poi la giusta maturità perché adesso, tornando in questo modo anche al tema precedente della pressione, è vero che sarà grandissima, ma è anche vero che siamo molto più pronti, più sereni: abbiamo comunque già vissuto queste esperienze e l'esperienza in questi casi è molto importante. Nessuna delle coppie che sarà contro di noi ha mai lottato per il podio olimpico e lottare per il podio olimpico, io lo do come consiglio, fa tremare le gambe, state sicuri. Perlomeno io lo so, loro no.
B. :
anch'io penso che Tatyana e Roman saranno gli avversari più pericolosi, perché sono la coppia più matura, più adulta, quelli che in termini di esperienza più si avvicinano a noi. Anche Natalya e Gennadiy sono d'accordo, anche Albena e Maksim ne sono convinti: la lotta sarà tra noi e i russi. Grushina-Goncharov sono migliorati moltissimo ma credo che manchino ancora di una certa personalità definita. Le altre coppie sono secondo me ancora troppo giovani: Belbin-Agosto sono belli e bravi ma ancora un po' immaturi; i francesi Delobel-Schoenfelder sono bravissimi ma la loro Olimpiade sarà secondo me quella successiva. Sarà diverso da Salt Lake City: la eravamo in cinque coppie a lottare per la vittoria, quattro delle quali prima o dopo hanno vinto un titolo mondiale. Oggi vedo onestamente solo un dualismo fra noi e i russi, con da parte nostra, finalmente, il fattore campo ad aiutarci.
Recentemente l'allenatore di Navka-Kostomarov, Aleksandr Zhulin ha detto che il tuo stile di pattinaggio non è maturo, è da junior: tu cosa rispondi?
M. (sorridendo):
L'ultimo mondiale che noi abbiamo fatto con la sua coppia è stato nel 2001 e se non sbaglio noi eravamo primi e loro undicesimi: allora vuol dire che lo junior ha battuto il novice. A parte le battute io non guardo al passato ma al presente e so di pattinare molto meglio di prima poiché non ho mai smesso di allenarmi. In generale tuttavia, per rispondere seriamente, dico solo che la cosa che ai prossimi giochi olimpici mi piacerebbe vedere di più, e lo dico con il cuore è la sportività, il fair play. Quello che non mi è mai piaciuto è vedere che oltre alle capacità dei singoli atleti spesso contano anche forze esterne che cercano di cambiare, di influenzare i risultati. Dunque abbandoniamo le polemiche artefatte e lasciamo che sia il ghiaccio a dare il suo verdetto.
B. : Maurizio è migliorato: lo dicono i tecnici, i giudici, lo dico io che mi alleno con lui ogni giorno, lo dirà il pubblico che lo vedrà pattinare. Penso comunque, come ha detto Maurizio, che sarebbe il caso di essere più sportivi e di lasciare da parte affermazioni come questa, palesemente bugiarde. Se scendessi allo stesso livello potrei dire che anche Kostomarov, non mi è sembrato ultimamente all'altezza: tutti a Torino hanno visto i suoi errori nei twizzles e le sue incertezze nei passi. Se qualcuno pensa che pattineremo da junior, bene è libero di pensarlo, ma vedremo poi in pista se ci sarà qualcuno capace di appassionare il pubblico italiano più di noi: ripeto il pubblico italiano è un pubblico caloroso, che ama le emozioni e non le semplici esecuzioni, ama gli artisti non i robot. In realtà credo che a Zhulin il nostro rientro dia fastidio e ciò che dice dimostra che è preoccupato. Meglio per noi. Insomma il ghiaccio di Torino sarà uguale per tutti, vedremo chi sarà il migliore, ma senza polemiche e giudizi inutili.
Barbara, un'ultima domanda: quella con Tatyana Navka sarà uno scontro fra due mamme. Per te cos'è cambiato nella tua vita di pattinatrice e di donna con la nascita di tua figlia Giorgia?
B. :
Giorgia è la cosa più bella che mi potesse capitare, non solo perché è una bambina sana, gioiosa, simpatica, ma perché ha completato la mia vita di donna. Per me è un momento magico, in tutti i sensi, poiché ho una famiglia fantastica e un'attività sportiva che mi appassiona: quando pattino sono molto felice: sono felice per come vanno i miei allenamenti, sono felice delle musiche che ho scelto, delle gratificazioni quotidiane che ricevo. Quando poi rientro a casa trovo mia figlia che è uno splendore, mio marito Diego con cui ho un bellissimo rapporto, i miei genitori che mi aiutano sapendo dei miei impegni: insomma non potrei chiedere di più. L'unica tristezza è stata la morte in luglio di mio nonno, cui ero particolarmente legata, ma è la vita. Sono così tranquilla e felice che vivrò le Olimpiadi in un altro modo: se anche perderò sarà lo stesso, non importa. Ma dentro il mio cuore so che non sarà così, perché per come stiamo pattinando sarà difficile che qualcuno possa superarci. Non ho bisogno di vedere gli altri, ho immensa fiducia nelle nostre capacità.

Dunque non c'è che dire: il pattinaggio ha ritrovato due campioni, Barbara e Maurizio, più agguerriti e motivati che mai: lo sport insegna che nei risultati non ci sono mai certezze, ma ciò che invece è sicuro è che dopo anni in cui la danza è stata un po' oscurata dalle altre specialità, a Torino si assisterà a una gara che appassionerà, facendo rimanere con il fiato sospeso non solo il pubblico italiano, ma in generale tutti coloro che amano il pattinaggio.

di Filippo Ferrari